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L’agricoltura biodinamica

Fino a qualche decennio fa le tecniche di coltivazione, e quindi anche di manutenzione del territorio, venivano svolte mettendo sul campo una quantità di conoscenze della natura e dell’ambiente che oggi probabilmente bisognerebbe rintracciare in un gruppo di esperti di varie discipline. Un metodo di coltivazione che si riallaccia alla migliore tradizione di un’agricoltura sana ed autoctona, ma con i mezzi di un’organizzazione moderna, può essere rintracciato nell’agricoltura biodinamica, metodo di coltivazione che riesce a non disperdere il bagaglio scontato di conoscenze dell’agricoltore ma che anzi basa proprio su di esse i suoi punti cardine: il rapporto strettissimo tra la natura ed il coltivare, la conoscenza dei fenomeni biologici, l’alternarsi delle stagioni, l’effetto del clima, ma anche l’azione dell’influsso astrale sulla vita delle piante e degli animali. Le tecniche di agricoltura biodinamica furono messe a punto da Rudolf Steiner negli anni venti in Svizzera, partendo proprio dal considerare l’azienda agricola come un microcosmo, un’individualità il più possibile chiusa.

L’azienda agricola biodinamica è intesa come “organismo agricolo”, come un particolare bioma, nel quale agiscono diversi organi (agricoltore, animali, piante erbacee ed arboree, suolo, siepi, bosco, stagno, preparati biodinamici, etc.) nessuno dei quali può mancare senza compromettere la salute dell’intera azienda. I tre elementi dell’agricoltura: lavorazione del terreno, rotazione e concimazione, sono in stretto rapporto tra loro e agiscono con maggiore intensità sulla crescita delle piante quanto più il terreno viene curato nella sua particolarità e sviluppato oltre la sua predisposizione naturale a diventare terreno coltivato. La lavorazione del terreno è quindi in stretto rapporto con la rotazione e la concimazione. Solo con la cooperazione di queste tre funzioni basilari dell’organismo agricolo si può mantenere a lungo per la produttività dei raccolti. Per creare un’azienda biodinamica si parte dalle condizioni topografiche e si tiene conto delle esperienze economiche, ecologiche e sociali. Lo scopo è la fertilità permanente e la salute proveniente dalle forze proprie dell’azienda. Fondamentale è l’economia sostitutiva dell’humus: si devono tenere tanti animali da poter mantenere e aumentare con i concimi prodotti la fertilità e la vita dei terreni.

In funzione delle condizioni climatiche e qualità pedologiche dei suoli bisogna trovare il giusto numero e tipo di animali da tenere, animali che vanno sempre foraggiati con i prodotti dei propri campi. Nel lavoro di campagna, soprattutto durante le lavorazioni del terreno e le visite regolari nei campi, l’agricoltore biodinamico impara a conoscere i suoi terreni e le loro condizioni: sa dove le piante crescono bene negli anni siccitosi o umidi, riconosce le ricorrenti fallanze, sa quali punti dell’appezzamento si asciugano più velocemente in primavera o dove si trovano superfici bagnate; si regola secondo le condizioni particolari e decide quali interventi fare e in quale periodo; di continuo deve far fronte a ostacoli imprevedibili, come per esempio al tempo. Quindi l’agricoltore vive con le condizioni date dalla natura e tenta di migliorarle attraverso la lavorazione del terreno, la concimazione, la coltivazione e la cura delle piante, ma anche attraverso la pianificazione del paesaggio, con la formazione delle siepi o la cura delle acque. Ciò che distingue questo tipo di agricoltura dagli altri movimenti di “agricoltura biologica” è il fatto che in essa non agisce solo in conformità ai principi biologici ma si tiene anche conto delle forze e principi organizzatori che agiscono nelle e sulle sostanze (da qui il nome di agricoltura “biologico dinamica”). L’azione di tali forze viene regolata ed intensificata grazie all’uso dei preparati biodinamici. In agricoltura biodinamica si tiene conto anche delle relazioni che legano i processi terrestri a quelli cosmici (fasi lunari, posizione della luna rispetto alle costellazioni, ecc.). L’agricoltura si applica quindi su elementi vitali, cioè su tutte le forme di vita che garantiscono la fertilità del terreno. Questa considerazione si contrappone, in agricoltura biodinamica, all’uso di elemento sintetici privi di vita. In questo senso solo ciò che è vivo può essere dinamico, ed in questo senso si possono rintracciare i principi dell’agricoltura appunto biologica in evoluzione, cioè dinamica. Sono queste le peculiarità dell’agricoltura biodinamica, che è una tecnica vera e propria di agricoltura, quindi trasmissibile.


[Crediti: Francesco Zappacosta –  immagini: abruzzoavventure.it]